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Sì è parlato molto in queste ultime settimane di Case della Comunità (CdC) e di medicina territoriale, argomenti che hanno trovato spazio sulle pagine dei giornali grazie alla proposta di riforma del Ministro della Salute Orazio Schillaci (suggerita da alcune Regioni come Lombardia e Lazio).
Ho sentito il bisogno di portare il punto di vista di un medico del territorio perché mi sembra che non siano emersi in modo chiaro alcuni importanti aspetti della questione.
Le CdC possono essere una cosa utile
Prima di tutto va detto che l’idea delle Case della Comunità (CdC) poteva essere una grande occasione per migliorare l’assistenza territoriale. Vorrei provare a spiegare perché non lo sarà.
Le CdC sono poche e lontane dai cittadini
Le CdC in Lombardia sono in media una ogni 50.000 abitanti. Cioè una CdC per 10 comuni da 5000 abitanti.
Se da un giorno all’altro tutti i medici di medicina generale (MMG) si spostassero nelle CdC, questo per i cittadini si tradurrebbe in un disservizio, perché molti dovrebbero fare più strada (in alcuni casi anche più di 10 km) per ricevere l’Assistenza Primaria che oggi ricevono generalmente nel loro comune di residenza.
Nelle realtà in cui le CdC funzionano davvero, invece, le CdC sono molto più diffuse, circa 1 ogni 10-15.000 abitanti, e questo ha tutto un altro senso. Perché in questo modo si potrebbe davvero trasferire l’attività dei MMG nelle CdC, senza grossi disagi per i pazienti e con tutto il valore aggiunto che la CdC può offrire ai medici (ad esempio il confronto tra i diversi attori che si occupano dell’assistenza).
Le CdC non hanno spazi sufficienti
Essendo le CdC una ogni 50.000 abitanti, in ciascuna CdC dovrebbero lavorare almeno 35 medici.
Peccato che nessuna CdC ha spazi adeguati per contenere un tale volume di attività: servirebbero infatti 35 studi medici (o almeno 18, se ogni studio fosse condiviso da 2 medici) più tutti i necessari locali di servizio: sale d’attesa, locali per personale di studio, depositi per strumenti, consumabili, rifiuti, servizi igienici in quantità sufficiente, nonché un parcheggio esterno circa 20 volte più grande di quello necessario per un singolo studio…).
Ecco, questi spazi non esistono in nessuna CdC. Dobbiamo purtroppo abbandonare l’idea che i medici possano andare a svolgere la loro attività quotidiana nelle CdC perché la scelta politica è stata quella di utilizzare i soldi del PNRR per ristrutturare spazi già esistenti (spesso i vecchi distretti ASL) e non quella di creare nuovi spazi adatti a consentire ai medici di lavorare in team.
Quindi non è che i MMG non vogliono andare a lavorare nelle CdC, semplicemente non possono.
Le CdC infatti non sono vuote. In Lombardia nelle CdC lavora molto personale, più o meno lo stesso che operava nei vecchi distretti ASL, al netto di qualche spostamento. Con l’aggiunta di qualche attività, come gli infermieri di famiglia e qualche ambulatorio specialistico.
Allora che tipo di attività potranno svolgere i MMG nelle CdC?
Data l’esigua disponibilità di spazi (1-2 ambulatori in media) tutto quello che potranno offrire i MMG è un servizio di guardia medica H24 con 1 medico per 50.000 abitanti.
Quindi tutta questa rivoluzione dell’assistenza territoriale consisterebbe nell’avere una guardia medica anche di giorno, invece che solo di notte e nei festivi. Tutto qui.
Perché allora questa insistenza nel voler portare qualche MMG nelle CdC se queste sono le condizioni?
Temo che la risposta sia prima di tutto economica: per non perdere i soldi del PNRR, visto che la presenza dei medici nelle CdC era una condizione per ottenere i prestiti europei.
Non è vero che i medici non vogliono andare a lavorare nelle CdC
Già il precedente contratto collettivo nazionale dei MMG prevedeva che i medici con meno di 1500 assistiti svolgessero alcune ore di lavoro nelle CdC. C’erano dunque già alcuni MMG nelle CdC. Erano effettivamente pochi perché sono pochi i medici con meno di 1500 assistiti, a causa della nota carenza di MMG.
Se dovranno andare a fare alcune ore nelle CdC anche i medici con più di 1500 assistiti (e col nuovo Contratto Collettivo Nazionale ci andranno) semplicemente significherà che dovranno sottrarre parte del loro tempo al lavoro che svolgono nel loro ambulatorio, a casa loro, a casa dei pazienti, al telefono o al PC a favore dei loro assistiti. Non si capisce bene con quale vantaggio.
Non è vero che le CdC ridurranno il carico di lavoro dei Pronto Soccorso
Si è detto che le CdC serviranno per ridurre il carico di lavoro dei Pronto Soccorso (PS). Ma anche questo non è vero.
Per svolgere attività di medicina d’urgenza servono dotazioni in attrezzature e personale importanti, che non ci sono nelle CdC.
Non ci sono laboratori per urgenze, non c’è una radiologia o specialisti reperibili per le consulenze, né è previsto che ci saranno.
Quindi non si capisce come possano le CdC contrastare in modo serio un problema che in tutto il mondo colpisce i servizi di emergenza/urgenza: il sovraccarico.
Anche perché il problema più grave che porta le persone impropriamente al Pronto Soccorso (PS) attualmente sono le liste d’attesa infinite per esami e visite specialistiche, non l’assistenza territoriale carente. La piú grave carenza è quella dell’assistenza specialistica ambulatoriale ospedaliera. E’ questa ad essere totalmente inadeguata alla domanda.
Non si capisce cosa c’entra il tipo di contratto dei MMG
Si è parlato molto (era uno degli aspetti previsti della riforma Schillaci) dell’introduzione di un rapporto di lavoro subordinato per i MMG (che ora sono dei liberi professionisti convenzionati con il SSR) ma non è chiaro l’obiettivo di questa innovazione, che tra l’altro aumenterebbe di molto i costi per le casse dello Stato.
Si può benissimo cambiare l’organizzazione del lavoro dei medici senza cambiare il loro contratto. Ci sono tutti gli strumenti.
Perché allora rendere i MMG dei dipendenti pubblici?
Probabilmente, nell’intenzione di chi lo propone, il rapporto subordinato consentirebbe ai dirigenti del SSR di gestire i medici con più discrezionalità: ad esempio inviandoli nelle aree scoperte o costringerli a garantire coperture anche quando vi sono carenze. Cioè permetterebbe di rimediare agli errori di programmazione facendo lavorare peggio i professionisti.
Il pericolo che i medici vedono in questo tentativo è anche quello di ridurre la loro autonomia. Oggi i MMG hanno come obiettivo la tutela della salute dei loro pazienti. Da dipendenti dovrebbero rispondere agli ordini di servizio di un dirigente responsabile. È facile immaginare i possibili conflitti su temi come il risparmio e il contenimento delle prescrizioni.
Sullo sfondo c’è poi anche un altro tema economico: quello della cassa previdenziale dei medici (l’ENPAM), che è sana e ben gestita. Il timore è che dietro alla volontà di rendere i medici dei dipendenti pubblici ci sia anche l’intenzione di incamerare il cospicuo capitale dei contributi pensionistici versati in 50 anni dai medici per rimpinguare le un po' meno sane casse dell’INPS.
Non è chiaro quale sia il progetto generale
Ad oggi non sappiamo ancora quale sia il modello di assistenza primaria immaginato per il futuro, il punto d’arrivo previsto dalle Regioni e dal Ministero della Salute. Quale sarà l’organizzazione del lavoro, quali saranno le attività, quale il personale.
Addirittura c’è il timore fondato che si preveda l’ingresso del privato anche nella medicina di famiglia.
Insomma ci sarebbe tanto da innovare nell’assistenza territoriale, ma con la proposta di riforma (fortunatamente ritirata) non si capisce proprio cosa avrebbe potuto migliorare.
E’ veramente difficile rimproverare i MMG di non manifestare entusiasmo di fronte a simili iniziative legislative.
I sindacati non sono lobby
La riforma Schillaci prevedeva 6 ore alla settimana di lavoro in più per ogni medico (24-30 ore al mese), non retribuite.
Mi piacerebbe sapere quale sindacato non si sarebbe opposto a una simile misura. Se non lo avesse fatto avrebbe avuto la (comprensibile) rivolta degli iscritti.
A me sembra estremamente ingenua, se non addirittura offensiva, la sola pensata.
I sindacati non sono lobby, difendono la dignità del lavoro. Tutti.
Il tema del metodo
Come ultimo aspetto va riportato anche il fatto che, per l’ennesima volta, si è cercato di far passare sopra la testa dei MMG una riforma che li riguarda, senza coinvolgerli. Dimostrando anzi scarsissima considerazione del loro lavoro.
In Regioni come la Toscana si è fatto un percorso diverso, coinvolgendo e valorizzando i medici. Ecco, là le CdC ci sono da un pezzo; i MMG vi lavorano davvero e sono felici di farlo.
Ma quelle sono CdC vere, quelle che si rivolgono a 10-15.000 abitanti, costruite in modo che i MMG possano lavorare insieme in gruppi di 7-10 medici, più diffuse sul territorio e con spazi adeguati per la loro attività, pensate per migliorare davvero l’assistenza sanitaria territoriale attraverso un approccio multidisciplinare ai problemi di salute.
Ma nel resto d’Italia purtroppo queste CdC resteranno un bel sogno. Bisognava costruirne un numero 5 volte superiore. Ma si è preferito utilizzare i soldi ottenuti dalla Comunità Europea per fare altro. Sicuramente più importante.
Chiedi al tuo medico informazioni e supporto per smettere di fumare.
Accedi ai Centri Antifumo accreditati:
BG Via Borgo Palazzo (PG23):
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https://drive.google.com/file/d/1XT9I0G4bDerDwjAwohcoDD1K7kOlBMCo/view
E' possibile prenotare le vaccinazioni anti Covid (ultime varianti di SARS CoV 2 - XBB.1.5 e BQ.1.1) chiamando il 3715633702 (prenotazione dalle ore 8 alle ore 12). Vaccineremo su appuntamento MARTEDI' 26 NOVEMBRE POMERIGGIO. La vaccinazione è raccomandata a pazienti fragili (e loro conviventi e contatti) ma è aperta e gratuita per tutti.
Le prime date per poter effettuare la vaccinazione antinfluenzale in studio saranno: - VENERDI' 11 ottobre pomeriggio - MARTEDI' 15 ottobre pomeriggio - VENERDI' 18 ottobre pomeriggio. LE VACCINAZIONI SI EFFETTUANO SU PRENOTAZIONE TELEFONANDO AL MATTINO AL NUMERO DEGLI APPUNTAMENTI: 380 680 6836. Durante la seduta vaccinale sarà possibile, per gli aventi diritto, sottoporsi anche alle vaccinazioni anti PNEUMOCOCCO, anti HERPES ZOSTER (fuoco di S.Antonio) e anti SARS-CoV2 . Saranno messe a disposizione successivamente altre date.
Dalla metà di agosto lo studio si avvale di una nuova collaboratrice amministrativa, Barbara Offredi. Tra le atre attività Barbara si occuperà di gestire le prenotazioni per le visite su appuntamento in studio e le richieste per le ricette per farmaci di terapie continuative già registrate in cartella. Cambia pertanto il numero per appuntamenti e ricette e diventa il 380 680 6836, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 12. Resta attiva l'App Elty con la quale è posssibile autonomamente prenotare visite in studio e richiedere ricette per terapie continuative.
E' possibile effettuare il richiamo della vaccinazione anti Covid19 in studio, prenotando telefonicamente al numero 035 0073360.
Le prossime date disponibili sono tutti i giovedì di novembre, con orario dalle 15 alle 16.
Dal 16 ottobre 2023, cambia la modalità di prenotazione degli appuntamenti.
PRENOTAZIONE VISITE
Sarà possibile prenotare una visita in studio:
Chiamando dalle ore 8.30 alle ore 12.30, dal lunedì al venerdì, il nuovo numero unico 035 0073360
Utilizzando la nuova App “Davinci Salute” disponibile su Play Store Android e IOS:
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.davincisalute.app
RIPETIZIONE RICETTE PER FARMACI DI TERAPIE CONTINUATIVE
Dal 16 ottobre il nuovo numero unico 035 0073360 dovrà essere utilizzato anche per richiedere la ripetizione delle ricette di farmaci continuativi (sempre dalle 8.30 alle 12.30).
DISPONIBILITÀ INFERMIERA DI STUDIO
L'infermiera di studio sarà disponibile per informazioni e per il ritiro di ricette cartacee tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 10.50 e risponderà al numero 3715210800. In orari diversi da quello indicato sarà a disposizione dei pazienti degli altri medici associati.
ATTENZIONE: Per appuntamenti e ricette ripetitive non bisognerà più chiamare l'infermiera ma il nuovo numero unico 035 0073360.
Dal mese di settembre 2023 i medici dello studio si sono associati in una nuova e piú ampia forma associativa costituita da 5 Medici di Medicina Generale: Dr Gianmaria Carminati, Dr Marco Cremaschini, Dr Leonello Mazzoleni, Dott.ssa Sofia Barbara Rubis, Dr Gianmauro Salvi. La nuova associazione presenta i requisiti Regionali del Gruppo Avanzato e permette di offrire maggiori servizi ai pazienti tra cui la presenza di un ambulatorio di continuitá assistenziale per i pazienti dei 5 medici, aperto tutti i sabati mattina dalle 8 alle 12.
Dal 1 settembre 2023, a seguito della costituzione della nuova Forma Associativa Avanzata tra i dott. CARMINATI, CREMASCHINI, MAZZOLENI, RUBIS e SALVI, è attivo TUTTI I SABATI MATTINA non festivi l’AMBULATORIO URGENZE.
Chi può accedere?
Possono accedere i pazienti dei dott. CARMINATI GIANMARIA, CREMASCHINI MARCO, MAZZOLENI LEONELLO, RUBIS SOFIA MARIA BARBARA, SALVI GIANMAURO.
Il servizio è riservato alle SITUAZIONI DI RELATIVA URGENZA; le situazioni programmabili (non urgenti) devono essere gestite con i normali appuntamenti nei giorni feriali, nei consueti orari di ambulatorio.
Dove?
Il servizo si svolge a rotazione nei 2 ambulatori di Almenno S.Salvatore:
Via Garibaldi 15 (ambulatori dott. Salvi e Cremaschini)
Via Leonardo Da Vinci 4 (ambulatorio dott. Mazzoleni)
Quando?
Tutti i sabati mattina (esclusi i sabati festivi) dalle ore 9.00 alle ore 12.00.
Come si accede?
Il servizio è ad accesso libero, senza appuntamento.
Chi visita?
Il servizio è svolto a turno dai medici della nuova forma associativa avanzata.
Oltre agli aventi diritto per patologia/condizione, l'offerta gratuita della vaccinazione contro il virus Herpes Zoster (Fuoco di S.Antonio) è stata estesa alla coorte dei nati dal 1952 al 1958. Per l'elenco degli aventi diritto per patologia si rimanda alla sezione "Prevenzione/Vaccinazioni".
La vaccinazione è offerta gratuitamente alle seguenti categorie di persone:
65enni (coorte del 1957); con estensione dell’offerta gratuita anche a partire dai nati del 1955 (compresi);
fragili per patologia (dai 50 anni):
a) diabete mellito;
b) patologia cardiovascolare;
c) BPCO;
d) soggetti destinasti a terapia immunosoppressiva;
elevata fragilità per patologia (dai 18 anni):
a) Diabete mellito complicato;
b) Patologia CV – classe NYHA ≥ 3
c) BPCO e asma severo (FEV1 60%-80%);
d) immunodeficienza congenita/acquisita o destinati a terapia
immunosoppressiva;
e) recidive o forme particolarmente gravi di HZV (in particolare ove sia già stata tentata immunizzazione con vaccino vivo attenuato)
ospiti di RSA (vedi paragrafo di seguito).
PER INFORMAZIONI E PER PRENOTARE LA VACCINAZIONE OCCORRE TELEFONARE AL CENTRO VACCINALE DEL PRESST DI VILLA D'ALME': https://www.asst-pg23.it/mappa/vaccinazioni-villa-dalme
I pazienti che soffrono di una o più malattie croniche possono chiedere l'adesione al Progetto Regionale sulla gestione della cronicità. Il progetto prevede che il medico predisponga un programma personalizzato di controlli periodici. Nell'attuazione del programma, e nella prenotazione degli esami e delle visite, il paziente verrà quindi supportato da un Centro Servizi che collabora con lo studio medico. E' possibile avere maggiori informazioni chiedendo al medico o all'infermiera di studio o consultando la pagina dedicata del sito web di Regione Lombardia.